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sabato 28 aprile 2012

Lega Nord: Zaia, Bossi e' Bossi e basta

(ASCA) - Conegliano (Tv), 28 apr - ''Bossi e' Bossi e basta.

E non c'e' da porsi dei problemi se uno e' Bossiano o no, perche' il nostro leader e' la storia del movimento''. Lo ha detto Luca Zaia, presidente della Regione Veneto, a margine di un incontro elettorale con Umberto Bossi. Soffermandosi poi sui congressi, Zaia ha aggiunto che ''il rinnovamento non si fa con i giornali ma con i congressi''.

Lega: Bossi, "Io non mi ritiro" Grillo togliera' voti alla sinistra

Lega: Bossi, Io non mi ritiroGrillo togliera voti alla sinistra
20:17 28 APR 2012  
(AGI) - Treviso, 28 apr. - Bossi spera che i giorni peggiori per lui, e per la Lega, passino. "Vivo male questi momenti - confessa alle telecamere a Conegliano - non avevo capito chi era quello li'", dice riferendosi all'ex tesoriere Belsito, anche perche' "cercava di agganciare i miiei figli".

"La Lega continuera', non finira'. Le parti sbagliate si cambiano", assicura. Quanto alla possibilita' di lasciare lui stesso la politica, Bossi dice: "Non posso ritirarmi, altrimenti la gente penserebbe che altri hanno colpe. Io - sottolinea - ho fatto la Lega. La gente non lo dimentica".

VENGA FUORI TUTTO. NON SIAMO PSI, NON CI SCONFIGGONO
Meglio che venga fuori tutto: Umberto Bossi sbarca a Conegliano (Treviso) e, davanti a qualche centinaio di militanti, tiene un comizio e taglia una torta con la scritta Padania.
"E' meglio che venga fuori tutto - ha detto Bossi dal palco riferendosi alle inchieste sulla Lega - la Lega non e' il Psi che rubava alla gente e si faceva pagare le tangenti. La Lega non ha rubato niente, ha sprecato soldi e chi li ha sprecati li restituira'". Bossi ha aggiunto: "Non c'e' alcun risvolto penale, la pena e' passare attraverso tv e giornali. Noi non abbiamo rubato alla gente. E' un tentativo di Roma per dividere il movimento.
Non si puo' sconfiggere il Nord, e' inutile che Roma se la meni...". Il leader leghista ha aggiunto: "La Padania sara' comunque libera".

GRILLO PORTERA' VIA VOTI ALLA SINISTRA NON A NOI
L'antipolitica? Non andra' lontano. Umberto Bossi commenta gli ultimi comizi di Beppe Grillo: "Sono convinto che i partiti e la democrazia non spariranno - ha detto il senatur - Grillo cavalca il momento, spera di prendere piu' voti ma li portera' via alla sinistra.
Loro si' che sono preoccupati, molto piu' di noi". Quanto alle vicende che riguardano Pergiorgio Stiffoni, "non ne so niente", ha tagliato corto. (AGI) .

martedì 27 dicembre 2011

Bergamo, Bossi, Calderoli e Maroni di nuovo sul palco. In nome della secessione


ALBINO (Bergamo) – La Lega di lotta si dà appuntamento in provincia di Bergamo, per tre giorni di festa in compagnia dei vertici del partito. Bossi, Maroni, Calderoli, assieme ai colonnelli e ai luogotenenti leghisti si alterneranno sul palco della seconda edizione del “Berghém frecc”, la manifestazione provinciale del Carroccio bergamasco, nelle sere del 27, 28 e 29 dicembre al centro sportivo di via Rio Re ad Albino. Sarà l’occasione per arringare la folla e rinverdire il sentimento padano, lanciando anatemi e maledizioni nei confronti del governo Monti che “è riuscito a distruggere l’Italia un anno prima dei Maya”, come si ironizza sulle pagine facebook dal 22 dicembre scorso, giorno dell’approvazione del decreto “salva-Italia” con il voto di fiducia al Senato, passato nonostante i fischi e la caciara sguaiata proposta dai parlamentari della Lega Nord.

Il clou dell’evento è atteso per il 29 dicembre, quando si concentreranno in un’unica serata gli interventi dei tre big del movimento: gli ex ministri Roberto Calderoli Roberto Maroni oltre ovviamente al Capo, Umberto Bossi. Una serata che si annuncia come la prima grande adunata dopo la fine dell’alleanza con Berlusconi, da mesi uno dei temi di maggiore imbarazzo della base leghista che da tempo sognava di poter tornare a cavalcare sulle ali della libertà verso orizzonti insperati.

C’è da scommetterci, la parola d’ordine della tre giorni bergamasca sarà ancora una volta “secessione”, rincorrendo quel vecchio sogno sfoderato da Bossi e compagni nei momenti di maggior difficoltà. Era stato così a metà degli anni novanta, dopo la fine del primo governo Berlusconi, quando la Lega, da sola contro tutto e tutti, ha incassato un successo senza precedenti. La speranza dei leghisti di oggi è ancora una volta quella di tornare a vincere e convincere, recuperando con qualche sermone ben assestato il terreno perduto nei tre anni passati per colpa dell’esperienza di governo. Per farlo è tornata a battere i vecchi temi sempre cari al popolo del Nord, incassando applausi al grido di “basta tasse”, “salviamo le pensioni” o “l’onda verde sta arrivando”.

Altri interventi politici di rilievo il 28 dicembre, quando sul palco saliranno il senatore Roberto Castelli e il governatore della regione Piemonte Roberto Cota. Nell’arco dei tre giorno è prevista la partecipazione di altri esponenti del partito, da Giacomo Stucchi a Paolo Grimoldi, passando per il consiglieri regionali Roberto Pedretti e Fabrizio Cecchetti.

Emblematica la dichiarazione di Cristian Invernizzi, segretario provinciale della Lega Nord di Bergamo che in vista della festa chiarisce: “Di fronte ad una manovra fatta solo di tasse e sacrifici come quella proposta dal Governo Monti c’è ben poco da festeggiare. L’iniziativa, quindi, sarà un’occasione anche per far conoscere le iniziative che la Lega Nord intende intraprendere sia a livello nazionale sia a livello locale, per fare in modo che ancora una volta non sia il Nord a pagare il prezzo più caro”.

giovedì 24 novembre 2011

Sull’Ue Bossi aveva capito tutto. Nel 1998!


di Riccardo Ghezzi
teso originale disponibile su : www.questaelasinistraitaliana.org

Nel 1998 presidente del Consiglio era Romano Prodi, reduce dalla vittoria alle politiche del 1996, ma lo sarebbe stato ancora per poco: il 21 ottobre il suo governo sarebbe caduto, aprendo la strada ad un nuovo esecutivo guidato da Massimo D’Alema. La Lega Nord era all’opposizione, ma non allineata al centro-destra: nel ’96 si è presentata alle elezioni da sola, dopo aver sfiduciato Berlusconi due anni prima. Per il Carroccio erano gli anni della dichiarazione d’indipendenza della Padania, il parlamento del nord di Mantova, gli scontri con le Forze dell’Ordine in via Bellerio, le perquisizioni nelle case dei militanti, i cortei di resistenza fiscale, la “guerra” con il pm di Verona Guido Papalia e il “No” alla Bicamerale. L’euro non esisteva ancora, avrebbe debuttato nei mercati finanziari un anno dopo, nel 1999, e sarebbe circolato nei 12 Paesi Ue che per primi l’hanno adottato (tra cui l’Italia, ammessa proprio nel maggio 1998) a partire dal 1 gennaio 2002.
In questo contesto si è svolto il Congresso Straordinario Federale della Lega convocato nei giorni 27-28-29 marzo 1998 presso il PalaTrussardi di Milano.
Umberto Bossi, leader del partito allora come oggi, ha parlato sia sabato 28 sia domenica 29. I testi dei discorsi sono disponibili integralmente sul sito on line della Lega.
Stupisce rileggere oggi, a 13 anni di distanza, alcune frasi pronunciate da Bossi in quel sabato 28 marzo 1998. Ha parlato della situazione politica di quei giorni, della Bicamerale, ma anche di Unione Europea. Vale la pena riportare due tra le frasi più lungimiranti
‎”L’idea nata nel dopo-guerra per scongiurare altre guerre tra Stati Europei sta ora partorendo un mostro che non genererà né democrazia, né stabilità, né vantaggi economici per tutti. Non può generare democrazia perché il suo parlamento non legifera: è l’Europa dei grandi capitalisti. Il popolo, gli artigiani, gli imprenditori, i cittadini non ci sono oggi né tantomeno ci saranno domani, perché non potrà mai nascere un’Europa politica”.
(…) “Comunque la si veda, resta il fatto inconfutabile che l’Europa è solo una difesa del mercato europeo, un protezionismo quindi, che come tutti i protezionismi favorisce le grandissime imprese, i grandi affaristi, che hanno come interlocutore lo Stato nazionale. Sono gli stessi poteri che adesso vivono grazie ai soldi dello Stato di cui sono i padroni e che fanno l’Europa monetaria per essere ancora più padroni dello Stato nazionale.
Le leggi finanziarie degli Stati si ridurranno ad un semplice fax inviato da Bruxelles, dal Consiglio d’Europa, terminale europeo delle cento grandi famiglie europee. Con l’ingresso in Europa, l’Italia non avrà più a sua disposizione la leva monetaria, cioè se gli mancano i quattrini non potrà più stampare altri titoli di stato, per favorire l’economia non potrà più svalutare la moneta, perché gli resterà solo la leva fiscale e i quattrini dovrà toglierli maledettamente e subito dalle tasche dei cittadini, evidentemente aumentando la pressione fiscale”.
Non si può dire che non ci abbia azzeccato!

martedì 4 ottobre 2011

SUD: DE MAGISTRIS, SENZA MEZZOGIORNO L' ITALIA E' FINITA SINDACO NAPOLI,E' BENE CHE BOSSI E I SUOI SE LO METTANO IN TESTA


(ANSA) - NAPOLI, 3 OTT - ''Al Nord dobbiamo dimostrare che
senza il Mezzogiorno l'Italia e' finita. E' bene che Bossi e i
suoi se lo mettano in testa''. Cosi' il sindaco di Napoli Luigi
de Magistris, a margine della presentazione del Polo fieristico
alla Mostra d'Oltremare nel quartiere Fuorigrotta.
   ''Noi siamo classe dirigente di questo Paese. Come politica,
impresa - ha affermato - abbiamo i nostri problemi, ma li
affrontiamo a testa alta''.
   ''In termini di sviluppo - ha concluso - credo che il
Mezzogiorno abbia molti piu' margini di crescita rispetto al
Nord Italia''.

lunedì 3 ottobre 2011

Lega: Bossi, facile parlare da Napoli, su federalismo Napolitano firmera'

Varese, 3 ott. - (Adnkronos) - "Facile sostenere che la Padania non esiste per tranquillizzare...". Lo ha detto il leader della Lega, Umberto Bossi, in occasione di un comizio alla festa del Carroccio di Buguggiate, avvenuto nella notte, a sorpresa. "Io e Calderoli stiamo finendo bene adesso il federalismo, e penso che il presidente della Repubblica firmera'" ha sostenuto Bossi, evidenziando che "pero' diciamo che e' facile parlare da Napoli e da Roma" per affermare "che la Padania non esiste per tranquillizzare. Ma tutti hanno capito che l'Italia non tiene piu', fa fatica a tenere, non ha piu' i mezzi economici, nonostante le manovre che fa Tremonti nel tentativo di non farsi squalificare dall'Europa".

venerdì 30 settembre 2011

Bossi, stop sulle pensioni «Non tocco i poveracci» E ai vescovi: dite messa


Attacco alla Marcegaglia: deve svegliarsi Il gesto Il leader leghista ripropone il dito medio alzato a chi parla di toccare la previdenza Non vogliamo prendere i soldi ai pensionati e darli alle imprese Umberto Bossi Il rilancio Il Senatur: per rilanciare l' economia bisogna mettere d' accordo un po' di teste

MILANO - Torna il dito medio più noto d' Italia. E questa volta non è irridente: serve per dare la linea. Umberto Bossi arriva alla Camera e con quel dito chiarisce una volta di più la posizione del Carroccio sulle pensioni. E già che c' è, nel commentare l' argomento, riserva un pensiero poco affettuoso anche ai severi richiami della Confindustria di Emma Marcegaglia nei confronti del governo: «Se il progetto è prendere i soldi ai pensionati e darli alle imprese non cambia niente. Rovini solo i poveracci...». Fortunatamente, aggiunge Bossi «ci siamo noi». Il concetto viene ripetuto perché non sfugga a nessuno: «Non vogliamo mica portare via i soldi ai pensionati per darli agli imprenditori come dice Confindustria, siamo mica matti». Secondo il leader padano, «una volta c' erano gli imprenditori che inventavano il lavoro. Ma oggi sono invecchiati anche loro e quelli che inventano sono in Cina. Devono svegliarsi, non basta mettere i soldi ma servono le idee. Mi riferisco alla Marcegaglia? Certo, anche lei». Eppure, anche Silvio Berlusconi e Giulio Tremonti sono convinti della necessità di metter mano al sistema previdenziale. Ma Bossi, con loro, è ben più mansueto: «Ma no, anche loro vogliono bene ai poveracci». La domanda era se il capo del governo avesse insistito sull' argomento al summit di martedì sera. Ma al di là di ogni considerazione di giornata, il Carroccio resta determinatissimo a fare muro, soprattutto sulle pensioni di anzianità. «Non è vero - sostiene un deputato - quel che vanno dicendo alcuni intelligentoni del Pdl. L' Europa non ci chiede di metter mano alle pensioni. Anzi, proprio in un rapporto dell' Unione Europea del 2009 si può leggere che il sistema pensionistico italiano è in equilibrio fino al 2060. Anzi, è uno dei più stabili del vecchio continente». E allora, come mai tante insistenze da parte degli alleati? «Semplicissimo. I soldi ci sono solo lì, e sono tanti. Qualcuno pensa che prenderli da quel salvadanaio sarebbe facile. Qualcun altro si nasconde dietro al fatto che nessuno ci perderebbe soldi, ma semplicemente andrebbe in pensione un anno più avanti. Ma la realtà è che invece sarebbe una cosa devastante. E chissà: a qualcuno potrebbe anche piacere il fatto che sarebbe devastante soprattutto per gli elettori della Lega». In ogni caso, Umberto Bossi è in vena, e non si limita certo alle pensioni. La dura presa di posizione del presidente della Cei Angelo Bagnasco? «I vescovi dovrebbero dire qualche messa in più» sbuffa il capo padano. Quanto al governatore di Bankitalia, il dado è tratto: «Io preferisco Vittorio Grilli che è di Milano». Il tono è scanzonato, ma la linea, anche qui, tracciata. Anche se Roberto Maroni ricorda che «ad agosto avevamo detto che era giusto mandare uno che aveva indicato Mario Draghi». Restano le tensioni nel governo. Bossi non se le nasconde: «Dobbiamo trovare la via per rilanciare l' economia. Quindi, bisogna mettere d' accordo un po' di teste. Ma Berlusconi e Tremonti sanno che va trovata una soluzione». Ma il governo taglierà il traguardo del 2013? «Non lo so. Oggi è andato». E intanto, il Carroccio fa quadrato. Le difficoltà con la base, che traboccano dai forum politici come dalle interviste dei media, impongono al movimento di serrare i ranghi. Nessuno, ai piani alti del movimento, si illude: il voto che ha confermato la fiducia al ministro Saverio Romano a molti militanti non è piaciuto affatto. E certo non hanno aiutato le ironie di molti esponenti delle opposizioni riguardo al presunto «scambio» tra il salvataggio di Romano e il siluramento del leghista Dario Fruscio, che fino al giugno scorso si ostinava a voler far pagare le multe agli agricoltori che hanno sforato la produzione segnata. E così, ieri Roberto Maroni e il capogruppo Marco Reguzzoni sono stati visti discutere a lungo: qualcuno ieri già parlava del «patto di Montecitorio». Una non belligeranza in nome di Umberto Bossi e del partito. M. Crem.



mercoledì 28 settembre 2011

Bossi, riforma pensioni? Basta soldi a imprenditori Leader leghista: 'Non vogliamo mica portare via i soldi ai pensionati per darli agli imprenditori'

ROMA - Prima il gesto del dito medio e poi la spiegazione: "Non vogliamo mica portare via i soldi ai pensionati per darli agli imprenditori come dice Confindustria, siamo mica matti". Il ministro Umberto Bossi, conversando con i cronisti a Montecitorio, torna a blindare le pensione ed esclude l'ipotesi di 'ritocchi'. "Ma Berlusconi e Tremonti ieri sera al vertice di Palazzo Grazioli hanno insistito?", domandano i cronisti: "No - replica il leader leghista - Anche loro bene vogliono bene ai poveracci"

martedì 6 settembre 2011

Ferrero e compagni tentano il blocco del Giro della Padania

I manifestanti si sono sdraiati sulla strada dove doveva passare la prima tappa della corsa, a Mondovì. Solo l'intervento delle forze dell'ordine ha permesso la ripresa della manifestazione sportiva

 
Mondovì (Cuneo) - Alcuni militanti del Prc, tra i quali il segretario nazionale Paolo Ferrero, hanno tentato di bloccare la prima tappa del Giro della Padania, Paesana Laigueglia, al passaggio a Mondovì. Si sono sdraiati sulla strada scelta dagli organizzatori in alternativa al transito previsto nel centro della città monregalese e da cui la corsa è stata deviata proprio per il presidio di protesta organizzato davanti al Municipio. Solo i primi tre corridori in fuga sono riusciti a evitare la protesta di Prc, mentre il gruppo è stato rallentato; ma, grazie all’intervento delle forze dell’ordine, il Giro della Padania è ripreso regolarmente.
La corsa Cinque tappe, da oggi fino a sabato. Sei le regioni interessate: Piemonte, Liguria, Lombardia, Emilia Romagna, Trentino e Veneto), nata per desiderio del leader del Carroccio (Bossi: "Il ciclismo è più popolare del calcio e fa conoscere alla gente la propria terra"), ha scatenato grandi proteste a sinistra, fino al tentativo di oggi, messo in atto da alcuni militati del Prc, di impedire il passaggio degli atleti. Alla corsa padana partecipano 198 corridori, tra i quali Ivan Basso, Stefano Garzelli, Giovanni Visconti, Miguel Rubiano. Il leader indosserà la maglia verde con il logo dell’Alitalia, sponsor della manifestazione.
I vip alla partenza Il sottosegretario agli Interni Michelino Davico, Renzo Bossi, figlio del leader della Lega Nord, e la presidente leghista della Provincia di Cuneo Gianna Gancia hanno dato il via questa mattina a Paesana (Cuneo) alla prima edizione del Giro della Padania.



sabato 3 settembre 2011

"La priorità di Ferrero: voto agli immigrati per vendicarsi del nord"


Qualcuno ricorda il ministro per la "solidarietà sociale" Paolo Ferrero? Colui che si batteva per l'abolizione dei Cpt e il diritto di voto agli immigrati, voleva fare una legge ad hoc per proteggere i Rom e sostituire i campi nomadi con le case popolari? E che è riuscito a piazzare una ex brigatista, Susanna Ronconi, alla Consulta nazionale delle tossicodipendenze, venendo per questo indagato dalla Procura di Roma per abuso d'ufficio?
Era una delle punte di diamante del governo Prodi, anche perché, pur rivestendo un incarico di importanza assai relativa, riusciva a finire sui giornali ogni santo giorno, nemmeno fosse il ministro dell'Interno o degli Esteri. Sulle "sparate di Ferrero", adorate dai giornalisti e valorizzate quasi sempre da titoloni, si potrebbe scrivere un'antologia intera. Però ce n'è stata una che merita di essere isolata e ricordata in quanto esempio delle priorità politiche di buona parte della sinistra radicale (ma pure del centro-sinistra).Una dichiarazione che suonava testualmente così: "Nelle province di Treviso, Bergamo e Brescia e in tutta la fascia pedemontana dove la presenza dei lavoratori migranti è molto forte e dove un partito espressamente xenofobo come la Lega raccoglie alti consensi, l'acquisizione del diritto al voto da parte degli immigrati modificherà la dialettica politica".Perché dare il voto agli immigrati? Questione di solidarietà? Giustizia sociale? Uguaglianza? No. Solo vendetta politica. L'obiettivo era farla pagare agli elettori del nord, considerati razzisti e xenofobi in quanto per buona parte leghisti. E modificare lo scenario politico. In pratica "purificare l'elettorato trevigiano e bergamasco": mischiando questi volgari razzisti ai puri e immacolati migranti, l'elettorato del nord sarebbe diventato "pulito". Peccato che la "razza" da purificare fosse quella italiana, la stessa (in teoria) del ministro. Un immigrato vale più di un bergamasco autoctono, nella scala dei valori di Ferrero, perché il bergamasco verace è leghista, o di centro-destra, quindi razzista e xenofobo. E soprattutto, secondo Ferrero, il centro-sinistra (a questo punto alleato a partiti islamici) avrebbe qualche possibilità in più di affermarsi al nord se i migranti potessero votare. La notizia, all'epoca, contrariamente alle abitudini secondo cui una sparata di Ferrero dovesse per forza finire sulla prima pagina di qualsiasi quotidiano, non è stata valorizzata. Soltanto Libero e Il Giornale ne hanno parlato diffusamente. Era l'estate del 2006, i primi di agosto. A Ferrero ha risposto, il giorno dopo, persino Gian Antonio Stella, editorialista del Corriere della Sera non certo di destra, che ha accusato il buon Ferrero di "aperta intimidazione".Se fosse rimasto il centro-sinistra al governo, presto l'elettorato del nord Italia non avrebbe più potuto votare chi voleva, i nuovi "partiti islamici" avrebbero purificato la marmaglia leghista. Per volontà di un ministro italiano.


di Riccardo Ghezzi



giovedì 1 settembre 2011

Entro l’anno saranno 30.000 gli extracomunitari rimpatriati


In questi ultimi mesi sono arrivati in Italia 57.000 profughi: 13.000 sono stati già rimpatriati e si prevede di arrivare a quota 30.000 entro l’anno.
Ministro Roberto Maroni - Meeting Rimini 2011Lo ha riferito il ministro dell'Interno Roberto Maroni, intervenuto al Meeting di Rimini al dibattito sul tema 'Mare Nostrum'. La valutazione delle richieste di asilo, ha spiegato, «viene effettuata con un rigore non persecutorio, così da garantire a chi ha il diritto di restare in Italia di farlo, e a chi invece non ce l'ha, di essere rispedito a casa propria». Un rigore che, secondo Maroni, funziona «come deterrente rispetto a chi non ha il diritto di chiedere asilo». 
Analizzando il fenomeno migratorio proveniente dalle coste del Nord Africa verso il nostro paese, Maroni ha riferito che si tratta di «un fenomeno complesso» che appena l’anno scorso sembrava vantare risultati straordinari con una riduzione statistica del 90%. Poi, ha osservato Maroni, «con la Primavera Araba è cambiato il mondo». «Per me adesso – ha proseguito - c'è una drammatica emergenza umanitaria. Questa gente vede l'Ue attraverso l'Italia come il paradiso dove tutto è permesso e dove arrivare. E così si è creato il fenomeno immigratorio massiccio che ha portato gli sbarchi a Lampedusa». Nonostante la complessità della situazione, l'Italia ha messo a punto un modello basato su tre linee guida: l'accoglienza, la sicurezza e le relazioni internazionali. «Il nostro modello di accoglienza - ha spiegato Maroni - è una best practice in Europa» e Lampedusa, pur essendo una piccola realtà locale, ha fronteggiato gli sbarchi. Ma, ha sottolineato il ministro, l'Europa deve capire che non può essere soltanto l'Italia a farsi carico del fenomeno e che «Lampedusa sono tutti i ventisette paesi».

Il ministro dell'Interno ha poi evidenziato il ruolo della politica estera: «Gli accordi con gli Stati - ha detto - sono fondamentali per fermare il vergognoso traffico di esseri umani e quello della droga che sono gestiti dalle stesse organizzazioni criminali». Su questo, secondo il ministro Maroni, «c'è stato da parte dell'Unione Europea un difetto di analisi, ma soprattutto un difetto di azione» poiché l’immigrazione clandestina è solo uno degli aspetti, «in realtà – ha proseguito Maroni - è un fenomeno sociale quello che sta avvenendo nei paesi del Maghreb, è una rivoluzione, una rivolta i cui esiti io non sono in grado di prevedere». Per questo, l'Europa deve muoversi «non solo attraverso la Nato e le bombe, ma per garantire a quei paesi uno sviluppo strutturale che li porti ad essere autonomi e non ostili all'Occidente».
«Quest'anno il mondo è cambiato, – ha osservato ancora Maroni - tutto è cambiato dal 14 gennaio quando è cominciata la cosiddetta 'primavera araba'. Primavera anche se è cominciata di inverno. Forse il riferimento era per la primavera di Praga, speriamo che abbia lo stesso sviluppo in termini di democrazia».

giovedì 24 febbraio 2011

MILLEPROROGHE: BOSSI, OGGI IN CDM VEDIAMO COME ANDARE AVANTI

Umberto Bossi
(ASCA) - Roma, 23 feb - Sul milleproroghe oggi pomeriggio il Governo decidera' in un Consiglio dei Ministri straordinario quale strategia adottare. Lo ha spiegato il ministro per le Riforme, Umberto Bossi, parlando con i giornalisti al Senato.

Nel corso della riunione dell'esecutivo, ha aggiunto Bossi, si decidera' anche se mettere la fiducia alla Camera sul federalismo municipale.