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sabato 3 settembre 2011

"La priorità di Ferrero: voto agli immigrati per vendicarsi del nord"


Qualcuno ricorda il ministro per la "solidarietà sociale" Paolo Ferrero? Colui che si batteva per l'abolizione dei Cpt e il diritto di voto agli immigrati, voleva fare una legge ad hoc per proteggere i Rom e sostituire i campi nomadi con le case popolari? E che è riuscito a piazzare una ex brigatista, Susanna Ronconi, alla Consulta nazionale delle tossicodipendenze, venendo per questo indagato dalla Procura di Roma per abuso d'ufficio?
Era una delle punte di diamante del governo Prodi, anche perché, pur rivestendo un incarico di importanza assai relativa, riusciva a finire sui giornali ogni santo giorno, nemmeno fosse il ministro dell'Interno o degli Esteri. Sulle "sparate di Ferrero", adorate dai giornalisti e valorizzate quasi sempre da titoloni, si potrebbe scrivere un'antologia intera. Però ce n'è stata una che merita di essere isolata e ricordata in quanto esempio delle priorità politiche di buona parte della sinistra radicale (ma pure del centro-sinistra).Una dichiarazione che suonava testualmente così: "Nelle province di Treviso, Bergamo e Brescia e in tutta la fascia pedemontana dove la presenza dei lavoratori migranti è molto forte e dove un partito espressamente xenofobo come la Lega raccoglie alti consensi, l'acquisizione del diritto al voto da parte degli immigrati modificherà la dialettica politica".Perché dare il voto agli immigrati? Questione di solidarietà? Giustizia sociale? Uguaglianza? No. Solo vendetta politica. L'obiettivo era farla pagare agli elettori del nord, considerati razzisti e xenofobi in quanto per buona parte leghisti. E modificare lo scenario politico. In pratica "purificare l'elettorato trevigiano e bergamasco": mischiando questi volgari razzisti ai puri e immacolati migranti, l'elettorato del nord sarebbe diventato "pulito". Peccato che la "razza" da purificare fosse quella italiana, la stessa (in teoria) del ministro. Un immigrato vale più di un bergamasco autoctono, nella scala dei valori di Ferrero, perché il bergamasco verace è leghista, o di centro-destra, quindi razzista e xenofobo. E soprattutto, secondo Ferrero, il centro-sinistra (a questo punto alleato a partiti islamici) avrebbe qualche possibilità in più di affermarsi al nord se i migranti potessero votare. La notizia, all'epoca, contrariamente alle abitudini secondo cui una sparata di Ferrero dovesse per forza finire sulla prima pagina di qualsiasi quotidiano, non è stata valorizzata. Soltanto Libero e Il Giornale ne hanno parlato diffusamente. Era l'estate del 2006, i primi di agosto. A Ferrero ha risposto, il giorno dopo, persino Gian Antonio Stella, editorialista del Corriere della Sera non certo di destra, che ha accusato il buon Ferrero di "aperta intimidazione".Se fosse rimasto il centro-sinistra al governo, presto l'elettorato del nord Italia non avrebbe più potuto votare chi voleva, i nuovi "partiti islamici" avrebbero purificato la marmaglia leghista. Per volontà di un ministro italiano.


di Riccardo Ghezzi



giovedì 1 settembre 2011

Entro l’anno saranno 30.000 gli extracomunitari rimpatriati


In questi ultimi mesi sono arrivati in Italia 57.000 profughi: 13.000 sono stati già rimpatriati e si prevede di arrivare a quota 30.000 entro l’anno.
Ministro Roberto Maroni - Meeting Rimini 2011Lo ha riferito il ministro dell'Interno Roberto Maroni, intervenuto al Meeting di Rimini al dibattito sul tema 'Mare Nostrum'. La valutazione delle richieste di asilo, ha spiegato, «viene effettuata con un rigore non persecutorio, così da garantire a chi ha il diritto di restare in Italia di farlo, e a chi invece non ce l'ha, di essere rispedito a casa propria». Un rigore che, secondo Maroni, funziona «come deterrente rispetto a chi non ha il diritto di chiedere asilo». 
Analizzando il fenomeno migratorio proveniente dalle coste del Nord Africa verso il nostro paese, Maroni ha riferito che si tratta di «un fenomeno complesso» che appena l’anno scorso sembrava vantare risultati straordinari con una riduzione statistica del 90%. Poi, ha osservato Maroni, «con la Primavera Araba è cambiato il mondo». «Per me adesso – ha proseguito - c'è una drammatica emergenza umanitaria. Questa gente vede l'Ue attraverso l'Italia come il paradiso dove tutto è permesso e dove arrivare. E così si è creato il fenomeno immigratorio massiccio che ha portato gli sbarchi a Lampedusa». Nonostante la complessità della situazione, l'Italia ha messo a punto un modello basato su tre linee guida: l'accoglienza, la sicurezza e le relazioni internazionali. «Il nostro modello di accoglienza - ha spiegato Maroni - è una best practice in Europa» e Lampedusa, pur essendo una piccola realtà locale, ha fronteggiato gli sbarchi. Ma, ha sottolineato il ministro, l'Europa deve capire che non può essere soltanto l'Italia a farsi carico del fenomeno e che «Lampedusa sono tutti i ventisette paesi».

Il ministro dell'Interno ha poi evidenziato il ruolo della politica estera: «Gli accordi con gli Stati - ha detto - sono fondamentali per fermare il vergognoso traffico di esseri umani e quello della droga che sono gestiti dalle stesse organizzazioni criminali». Su questo, secondo il ministro Maroni, «c'è stato da parte dell'Unione Europea un difetto di analisi, ma soprattutto un difetto di azione» poiché l’immigrazione clandestina è solo uno degli aspetti, «in realtà – ha proseguito Maroni - è un fenomeno sociale quello che sta avvenendo nei paesi del Maghreb, è una rivoluzione, una rivolta i cui esiti io non sono in grado di prevedere». Per questo, l'Europa deve muoversi «non solo attraverso la Nato e le bombe, ma per garantire a quei paesi uno sviluppo strutturale che li porti ad essere autonomi e non ostili all'Occidente».
«Quest'anno il mondo è cambiato, – ha osservato ancora Maroni - tutto è cambiato dal 14 gennaio quando è cominciata la cosiddetta 'primavera araba'. Primavera anche se è cominciata di inverno. Forse il riferimento era per la primavera di Praga, speriamo che abbia lo stesso sviluppo in termini di democrazia».

venerdì 25 febbraio 2011

LIBIA: MARONI CHIEDE AIUTO SU IMMIGRATI, MA UE NON CONDIVIDE ALLARME

Bruxelles, 24 feb - Il ministro dell'Interno, Roberto Maroni ha chiesto l'intervento dell'Unione Europea per fronteggiare la potenziale ondata di immigrati provenienti dalla Libia, che secondo lui potrebbero arrivare anche a 1,5 milioni di persone. Ma i paesi della Ue non sembrano disposti a concedere nuovi fondi e aiuti e ritengono eccessivo l'allarme lanciato dall'Italia.

''Chiedo all'Europa di adottare tutte le misure necessarie per fronteggiare una catastrofica crisi umanitaria'', ha detto Maroni entrando al meeting di Bruxelles della Gai (Giustizia e Affari Interni). ''Un'invasione di un milione, un milione e mezzo di persone che metterebbe qualsiasi paese in ginocchio''.

Ma fonti diplomatiche interpellate dall'AFP hanno evidenziato i molti dubbi dei paesi membri sull'allarme lanciato dall'Italia. ''Stanno gridando al lupo, al lupo! Si parla di una crisi umanitaria potenziale e non di qualcosa concretamente in atto'', ha detto un diplomatico presente alla riunione. Maroni ha chiesto anche ''una posizione comune sull'asilo politico'' e di dividerne i costi fra tutti i paesi. Ma il ministro dell'Immigrazione svedese, Tobias Billstrom, ha fatto notare come il suo paese, che ha solo 9 milioni di abitanti, lo scorso anno ha concesso asilo a 32 mila persone, mentre l'Italia, un paese di 53 milioni di residenti, chiede aiuto dopo che sulle sue coste sono sbarcati solo 5.000 tunisini.

Anche Austria e Germania hanno minimizzato l'allarme del governo italiano. ''Non c'e' nessun flusso di rifugiati in questo momento. Cerchiamo di non provocarlo noi parlandone'', ha detto il ministro dell'Interno tedesco, Thomas de Maiziere, a cui ha fatto eco il collega belga Melchior Wathelet, per il quale non e' il caso ''di giocare a spaventarci fra di noi''.

Bruxelles, dal canto suo, vorrebbe dotare di un budget adeguato il Frontex, l'agenzia europea per la gestione della cooperazione internazionale, in modo che possa acquistare navi, elicotteri e velivoli, ma molti paesi, in modo particolare la Germania e quelli del nord Europa hanno detto no ai finanziamenti. Gran Bretagna e nazioni scandinave, inoltre, si sono nettamente rifiutate di accogliere richieste di asilo da parte di persone che si trovano in altri paesi Ue come rifugiati.

da Ag. ASCA del 24.02.2011