Visualizzazione post con etichetta Veneto. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Veneto. Mostra tutti i post

mercoledì 28 novembre 2012

Veneto indipendente? Si va verso referendum consultivo - LA DIRETTA


Venezia è sicuramente la città più famosa del Veneto
Venezia è sicuramente la città più famosa del Veneto
Il Consiglio si riunirà in una seduta straordinaria per poi stabilire se sia il caso di mettere ai voti la richiesta di un referendum consultivo per far si che la Regione si stacchi dall'Italia.

Il contenuto di questo articolo, pubblicato da Il Corriere della Sera - che ringraziamo.

Roma - L'indipendenza del Veneto approda in Regione. Domani il Consiglio si riunirà in seduta straordinaria per decidere se mettere ai voti la richiesta di indire un referendum consultivo sull'indipendenza della regione cosí come chiesto da Mariangelo Foggiato, di Unione Nord Est.

Per convocare il consiglio erano necessari i due terzi dell'assemblea, obiettivo raggiunto grazie anche al voto favorevole di un consigliere del Pd, Stefano Fracasso, e di Rifondazione Comunista, Pierangelo Pettenò.

Tra alcuni consiglieri che pure hanno votato per la convocazione esiste una preoccupazione: se il referendum, sia pure consultivo, venisse svolto, la Corte dei conti potrebbe chiedere conto delle spese necessarie a realizzare una consultazione il cui responso potrebbe essere fuori dal perimetro della Costituzione.

DIRETTA CONSIGLIO: QUI

martedì 27 novembre 2012

Lega Nord: Zaia, Tosi sa che deve ricompattare Liga veneta

(ASCA) - Venezia, 27 nov - ''Il segretario nazionale Flavio Tosi si da' molto da fare e sa che il suo obiettivo principale e' quello di ricompattare il movimento che, come la sua elezione ha certificato, si e' diviso in due''. Luca Zaia, governatore del Veneto, ricorda a Tosi l'urgenza di serrare le fila tra le due anime della Liga Veneta, che ''sono ancora divise''. Positivo il giudizio anche sull'azione del segretario federale Roberto Maroni per aver promosso, tra l'altro, ''maggiore coinvolgimento'' all'interno della Lega Nord, ed anche ''maggiore trasparenza'', facendo riscoprire ai militanti una ''nuova passione''.

giovedì 19 aprile 2012

Crisi: Zaia, Monti venga a parlare in Veneto

(ASCA) - Vicenza, 19 apr - ''Sui suicidi di imprenditori, il presidente Monti venga a parlare in Veneto''. Lo ha detto Luca Zaia, governatore regionale, a margine di un convegno a Vicenza''. Facendo riferimento a quanto dichiarato ieri dal presidente del Consiglio sui suicidi di imprenditori in difficolta', Zaia ha ribattuto: ''Lo venga a dire in Veneto, che glielo spieghiamo di persona. Ci vuole rispetto per loro e le loro famiglie. Vorrei ricordare al signor Presidente del Consiglio che questi imprenditori non si sono suicidati nei bagni delle sale da gioco o nei villaggi turistici, ma all'interno delle loro aziende''. Il governatore veneto ricorda che ''qui abbiamo ancora la piccola azienda, non abbiamo i board internazionali. Il datore di lavoro ha un impegno che etico e morale nei confronti dei propri lavoratori. La sfida del datore di lavoro e' la sfida del lavoratore. E se uno arriva a suicidarsi ci saranno pure dei motivi, non sempre riconducibili all'inefficienza dell'ente pubblico, ma anche a chi non paga il conto e che spesso e' un privato''. ''Ma - ha concluso Zaia - non si puo' liquidare la questione come la sta liquidando Monti''.

mercoledì 11 gennaio 2012

Il Veneto approva il suo nuovo Statuto!


Venezia, 11 gennaio 2012 – “L’approvazione dello Statuto che oggi conclude la stagione di riforme regionali, è la miglior risposta politica rispetto al momento di crisi per famiglie, lavoratori ed imprese. Il Veneto è primo in Italia nel sancire il taglio ai vitalizi e ai costi della politica, primo a dotarsi di una Carta costituzionale autonoma, granitica ma anche adattabile ad un prossimo nuovo assetto istituzionale nazionale, in primis per quanto riguarda le Province”. Il capogruppo leghista Federico Caner, nel suo intervento d’aula in occasione dell’approvazione definitiva del nuovo Statuto del Veneto, ha trattato soprattutto il tema della presenza degli Enti provinciali in un articolo del testo legislativo.
“Nel dibattito recente che si è aperto in merito – ha detto Caner – mi è personalmente dispiaciuto assistere a ragionamenti imperniati unicamente sui costi della politica, senza discutere ad esempio sull’impatto che ciò avrà sui dipendenti e le loro famiglie, sugli immobili, ma anche sulle esigenze per cui i cittadini trovano risposte dalle Province, e cui ora, probabilmente, si dovrà dare soluzione differente. Sapendo, comunque, che questi Enti assorbono appena l’1,6% della spesa pubblica, che i costi per il personale rappresentano appena l’1,4% del totale nella Pubblica amministrazione”.
 “Il mio ragionamento – ha spiegato Caner – vale tanto più per la provincia di Belluno, racchiusa tra due fortissime Autonomie, area in cui lo spopolamento delle terre alte e la crisi dell’industria manifatturiera si fanno sentire in maniera più forte che altrove; una provincia, infine, che non può non essere tutelata sia dal punto di vista infrastrutturale che, ad esempio, dei servizi al cittadino. Per questo sancire la specificità della montagna bellunese nello Statuto, base e fulcro di ogni futuro intervento normativo e finanziario in merito, è oggi fondamentale. Non abbiamo idea di cosa accadrà a livello di riforme istituzionali da parte del nuovo governo, ma il nostro Statuto oggi deve dare un segnale di attenzione a questi territori, sancendo che nel Veneto virtuoso nessuna amministrazione pubblica ha costi superiori ai benefici che eroga alla cittadinanza”.
“Credo – ha concluso Caner – che risponda ad equità e sostenibilità anche l’articolo dello Statuto che subordina le azioni amministrative al particolare legame che la Regione ha con i cittadini che ne hanno fatto una comunità accogliente e solidale. Tener conto di chi ha reso il Veneto la terra che sentiamo ‘patria’, è quasi un obbligo per il legislatore regionale. Non è un’accezione esclusiva, ma del tutto inclusiva: chi vuole sentirsi veneto non può prescindere dal legame con un territorio che molto riceve e ancora più è disposto a trasmettere in materia di identità, di cultura, di accoglienza, di condivisione, di integrazione, di solidarietà e di volontariato. E questo, per giustizia ed equità, non può non essere riconosciuto anche da chi amministra le risorse pubbliche, e mi fa piacere che su questo si sia dichiarata d’accordo anche la collega Laura Puppato”.
“La vera partita si apre adesso, con l’applicazione pratica dei principi dello Statuto, con la maggior celerità grazie al Regolamento nell’approvazione dei provvedimenti, con la nuova legge elettorale che ridurrà il numero dei consiglieri e degli assessori, con il risparmio consentito già nelle spese del Palazzo, passate in 2 anni da 59 a 49 milioni, e nel taglio dei vitalizi dei consiglieri. Spero, come ha fatto intendere lunedì il ministro Cancellieri al governatore Zaia, che da Roma arrivi presto il via libera a questo Statuto, di certo il più innovativo tra le Carte regionali, ma in linea con l’articolo 5 della Costituzione che adegua principi e metodi della legislazione alle esigenze dell’autonomia e del decentramento”.

martedì 3 gennaio 2012

Stop alla Pedemontana veneta. Luca Zaia: «Eccesso di democrazia, subito ricorso. L’opera non si fermerà»


Luca Zaia (archivio)
Luca Zaia (archivio)
VENEZIA — La sua immagine col caschetto giallo seduto sulla ruspa che dava avvio al «sogno » della Pedemontana veneta, l’altroieri si è infranta sotto il peso del Tar del Lazio che ha accolto il ricorso di un trevigiano di Loria. Ma Luca Zaia, presidente del Veneto dal 29 marzo del 2010, annuncia la contromossa decisa ieri dalla giunta veneta: «Faremo ricorso contro il Tar del Lazio. Nel bene e nel male la Pedemontana la faremo: o tutta in discesa o difendendola nei tribunali».
Presidente, la decisione del Tar è stata uno choc?«Questo è quel male che io chiamo eccesso di democrazia. Succede quando l’interesse di un’intera comunità non coincide con l’interesse del singolo che ricorre contro un decreto del governo».
Non può essere che accogliendo il ricorso contro la procedura emergenziale i giudici abbiano dato corpo ai timori nati dopo il caso dell’Aquila e le inchieste sul G8? «Non credo proprio. Io sono un inguaribile estimatore del lavoro della magistratura. Penso sempre che la prima colpa ce l’ha chi fa la legge. Il Tar era nato come un organo di tutela delle amministrazioni, è diventato la controparte delle amministrazioni».
I lavori saranno bloccati? «Non credo ci siano i termini per fermare il cantiere».
Anche a Porto Tolle è intervenuta la magistratura col Consiglio di Stato. Che succederà? «Ho incontrato il ministro dell’Ambiente, Corrado Clini, e confido moltissimo nella sua professionalità, ci darà una mano per dare un’accelerata allo sblocco della vicenda. Quel cantiere per noi è definito, non vogliamo fare sorprese di Pasqua ai lavoratori».
Giovedì ha firmato l’accordo di programma per Veneto City. L’ha fatto nonostante tutte le proteste che ci sono state. «Le procedure non sono discrezionali. È come dire al sindaco di non firmare l’ordinanza. C’è una procedura chiara, c’è un cronoprogramma e alla fine c’è scritto "firma del presidente". La legge è del 2001, nel 2006 c’è stato un altro passo fondamentale. C’è scritto "interesse pubblico" e chi lo sancisce questo interesse pubblico?».
Potendo scegliere avrebbe fatto qualcosa di diverso? «Ho il massimo rispetto dei consigli comunali. Quest’opera è stata oggetto di grandi dibattito perché si è trovata a cavallo di un’epoca: quando è iniziata c’era un approccio, quando si è conclusa ce n’era un altro».
Se l’iter fosse iniziato ora l’avrebbe "benedetto"? «Non lo so. Il dibattito su questo tipo di opere si fa. Io ho firmato l’accordo di programma e lo rifirmerei, perché la procedura è tutta regolare. Ma è sicuramente un’opera che ha avuto la sua evoluzione. Intorno il contesto è cambiato».
In quest’anno la Regione ha avuto molto da ridire con Roma e sono stati messi in campo parecchi ricorsi: contro i ticket d’agosto, contro il patto di stabilità, contro lo Stato per le paritarie. Questa strategia sta pagando? «I nodi verranno al pettine. Per i ticket sanitari ho molte speranze che i 100 milioni che il governo Berlusconi ci ha chiesto non li paghino i veneti. Di questi, 36 erano per colpa delle regioni, soprattutto del sud, che hanno troppi esenti».
Con l’approvazione del nuovo Regolamento e del nuovo Statuto l’opposizione dice che cade l’alibi che da 15 anni la maggioranza usava in Consiglio per giustificare l’immobilismo. «Statuto e Regolamento erano l’obiettivo che la maggioranza aveva ed è stato sposato da tutti. Ho ringraziato i consiglieri per il senso di responsabilità dimostrato. Ora inizia una nuova era. La maggioranza è ancora più responsabilizzata e non ha più alibi: non potremo più dire che non portiamo leggi perché la minoranza ce le boccia».
Cosa succederà in questa «nuova era»? «Noi puntiamo alla piattaforma negoziale col governo scritta dal professor Antonini. Spero abbia il contributo della maggioranza e dell’opposizione. Scommettiamo molto sul Tfr in Veneto. L’obiettivo è dare senso all’autonomia del Veneto nell’alveo della Costituzione. Ora abbiamo la macchina e il carburante: adesso dobbiamo partire».
Ospedale di Padova. Il prossimo dev’essere l’anno delle risposte. «L’Ospedale di Padova per noi è una priorità. Dove si fa? Dove deciderà la commissione. Il Comune sarà il dominus della partita. Stia al nostro fianco, soprattutto nella partita della valorizzazione dei beni che non ci serviranno più, con le varianti urbanistiche che servono. Per il finanziamento abbiamo nominato giovedì una commissione che valuterà la sostenibilità finanziaria dell’operazione con esperti della Bocconi».
Nel 2012 si giocano le partite di Confindustria: Zuccato al posto di Tomat, Riello in corsa per il nazionale. Ce l’ha con Zuccato per le sue dichiarazioni sulla Lega? «Ma no. Confermo i miei rapporti con Zuccato. Non inficerei il mio rapporto con una persona perché dice quello che pensa. Sul Veneto non metto bocca, mentre sulla partita nazionale tutti devono correre con Riello: va aiutato».
Si giocherà anche la partita del cambio al vertice di Cassamarca. «Noi siamo parte in causa in quanto enti locali. Ma quella rischia di essere una carica onorifica: non c’è più nulla. È come andare in un campo di battaglia quando ci sono già morti e feriti».

lunedì 17 ottobre 2011

Via libera al nuovo Statuto Zaia: «Ha vinto la politica»


Stop all’ostruzionismo. Risolto il problema consiglieri: uno ogni 100 mila abitanti. Riconosciuta la specificità di Belluno, unica provincia interamente montana. Martedì il voto finale

L'aula del consiglio regionale (Archivio)
L'aula del consiglio regionale (Archivio)
VENEZIA — Ci sono volute dieci sedute di consiglio, dopo un anno di lavoro in commissione, una guerra di trincea combattuta sul filo del cavillo, all’ultimo emendamento (erano più di 1.200, 270 soltanto sul primo articolo), un tirare di nervi fino all’alba ma alla fine, segnatevi questa data, il 15 ottobre del 2011, e magari pure le ore e i minuti: 13.13 e 18.57. I primi sono quelli in cui il consiglio regionale ha votato l’articolo 1 del nuovo statuto del Veneto, dopo aver trovato la quadra sul fatidico numero dei consiglieri, i secondi sono quelli in cui è stato approvato l’ultimo articolo, tra applausi scroscianti si spera non troppo azzardati, visto che l’iter consiliare prevede una discussione finale martedì ed una seconda lettura tra due mesi. Tant’è, il risultato è epocale, atteso da almeno dieci anni, dunque si deve essere ottimisti.
La notte passata a Palazzo Ferro Fini tra venerdì e sabato in compagnia di un centinaio di dipendenti rassegnati, con pausa sonno sui divanetti, cotolette innaffiate di cabernet, estenuanti partite a «solitario» e pubbliche letture del Capitale di Marx, eccome se ha portato consiglio. Anche perché si rischiava di dover passare in aula pure la giornata di domenica. Pietrangelo Pettenò, alfiere della Sinistra e protagonista assoluto con il venetista Mariangelo Foggiato della guerriglia emendativa, dopo 26 ore consecutive passate al microfono ha ringraziato con gli occhi pesti ed un’ombra di barba la maggioranza «per avermi portato i due Fiesta Snack che ancora mi tengono in piedi» ed implorato il presidente del consiglio, Valdo Ruffato, di togliergli finalmente la parola con un atto d’imperio, dopo che questi lo aveva richiamato a «restare sul tema dell’emendamento», l’ennesimo. Tutti i consiglieri hanno salutato come salvifico l’intervento di buon mattino del professor Luigi Benvenuti, accorso al Ferro Fini per un consulto giuridico dell’ultim’ora sull’ipotesi avanzata dal capogruppo della Lega, Federico Caner, ossia quella di inserire accanto al parametro «mobile» di un consigliere ogni 100 mila abitanti, il limite «fisso» di 60 membri.
In realtà, l’impressione è che si fosse alla disperata ricerca di un’exit strategy onorevole per tutti, Pettenò e Foggiato compresi, ormai consci d’essere finiti in un pericoloso cul-de-sac, inutile sotto il profilo elettorale ed assolutamente dannoso per l’attività della Regione, che ha in coda l’assestamento di bilancio. Non si capisce altrimenti perché si sia dovuto attendere fino ad ora per arrivare ad un risultato che, sotto il profilo sostanziale, appare identico a quello di partenza: 49 consiglieri, più il presidente eletto, più il primo degli sconfitti. Almeno se ci si rifà al censimento del 2001, l’unico a far fede fino alla conclusione di quello avviato in questi giorni. Il limite dei 60, dicono Pettenò, Foggiato e pure l’Udc che inizialmente si era unita alla battaglia, «in realtà salva la democrazia in Veneto perché permette in futuro di superare il limite dei 50 imposto da Roma, rappresentando degnamente in consiglio tutte le forze politiche della regione». Vero, se non fosse che il censimento in itinere pare andare nella direzione esattamente opposta: la popolazione del Veneto non cresce, diminuisce, dunque alle elezioni del 2015 i consiglieri al Ferro Fini rischiano d’essere addirittura meno dei 49 previsti. La democrazia, c’è da credere, non avrà di che lamentarsi, ma nel frattempo «hanno vinto tutti» e allora bene così.
Superato l’ostacolo del numero dei consiglieri, grazie anche all’approdo in laguna del governatore Luca Zaia, venuto a dare la benedizione mentre i suoi tremavano all’idea che sparigliasse di nuovo, la votazione sul resto del testo è andata via liscia come l’olio, lasciando intatto il testo uscito dalla commissione, con la sua autonomia e la sua Venezia capitale, l’autogoverno del popolo veneto e l’ispirazione alla civiltà cristiana, il prima i veneti (attenuato) e la specificità di Belluno - si tradurrà in forme e condizioni particolari di autonomi amministrativa-, la libertà d’iniziativa economica e i diritti e i doveri del contribuente e i livelli minimi essenziali di efficienza amministrativa. Zaia plaude a tutti («Anche a Pettenò») e si dice convinto che «al di là delle prove di tonicità muscolare, oggi ha vinto la politica: dopo 40 anni il Veneto ha un nuovo statuto». Dario Bond, capogruppo Pdl, punta sul riconoscimento della libera iniziativa economica, «un principio che va a porre le basi di una nuova stagione di interventi a favore del nostro tessuto economico» mentre per Carlo Alberto Tesserin, presidente della commissione Statuto «si tratta di uno Statuto all'avanguardia, rispettoso della richiesta che viene dai cittadini per abbassare i costi della politica e orientato ad esaltare il vero rapporto elettori ed eletti». Il suo vice in quota Pd, Sergio Reolon, ricorda che «lo statuto è il frutto dello sforzo fatto in primo luogo da quella parte di opposizione che si è assunta responsabilità di governo» come il gruppo Idv che ribadisce: «Il nostro ruolo durante questa parte decisiva del dibattito è stato positivo e propositivo».


mercoledì 7 settembre 2011

Zaia: «Se si batte sul Veneto sarà l'Italia a soffrire»

MANOVRA&LAVORO. Donazzan ottimista: meno crisi aziendali
«Sacconi vuole più tagli alla macchina regionale? Abbiamo proposto di ridurre consiglieri e vitalizi»


Prima di togliere l'ossigeno agli enti locali, forse è il caso di far dimagrire i costi della politica. Il presidente del Veneto, Luca Zaia non si stanca di ripeterlo come un mantra e si infastidisce quando il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi gli ricorda di farlo con la macchina regionale. «Noi lo stiamo già facendo - si sfoga parlando coi giornalisti nel consueto punto stampa - abbiamo proposto di ridurre i consiglieri e i vitalizi quindi». 
Poi però non nasconde la grande preoccupazione, per quei 200 milioni che mancheranno all'appello «dopo avere pagato gli stipendi e investito sulle piattaforme irrinunciabili come sanità, scuola, lavoro e trasporto pubblico locale, per noi non resta più nulla, anzi mancano ancora 200 milioni di euro per chiudere il bilancio». Insomma lo dice forte e chiaro: «Se si mette in ginocchio il Veneto, si mette in ginocchio l'Italia». Il governatore si augura che il governo non voglia arrivare a questo. La speranza, si sa, è l'ultima a morire per cui la fiammella rimane accesa. «Per la manovra si tratterà di valutare, al momento non abbiamo dati precisi per sapere quale sarà la ricaduta sui nostri enti. L'angoscia è che si tagli troppo agli enti locali, mi auguro che il governo riveda questa intenzione e si trovino altre soluzioni». 
Zaia il messaggio lo lancia all'esecutivo, e mandando giù amaro fa buon viso a cattivo gioco. Non ci sta a chi gli ricorda che, a causa della crisi e con questa manovra, il federalismo potrebbe saltare. Il presidente del Veneto tiene il punto ed è, invece, di tutt'altro parere. «Che il federalismo sia morto non è assolutamente vero. Questa manovra, anzi, anticipa il federalismo di un anno ed è scritto nero su bianco. Anticipa i costi e i fabbisogni standard e punta anche a premiare la virtuosità che significa non dover pagare più gli sprechi degli altri». E questo, secondo Zaia, rappresenta un grande segnale in direzione del federalismo. Anche se in questo momento è necessario «far quadrare i conti e sui mercati finanziari sembra di essere sulle montagne russe». 
Un po' cerchiobottista, però, Zaia lo sembra e per questo è stato tacciato di essere accondiscendente con la manovra che il governo si appresta a varare con grande fretta. La provocazione lo trova freddo: «Lo dicono perché non vado in televisione quando ti invitano, sennò finisce che poi ti viene la sindrome del popcorn». E tra provocazioni e polemiche, l'ultima proprio col ministro Sacconi, Zaia si toglie un sassolino dalla scarpa. E lo fa nel giorno dello sciopero generale della Cgil che ha portato in piazza a Mestre oltre 30 mila persone. «Lo sciopero è un diritto - mette in chiaro - ed è bene che sia esercitato in qualsiasi maniera». 
Restando in argomento, gli si chiede dell''articolo 8 della manovra, quello dei cosiddetti "licenziamenti facili". «Ho letto dalle dichiarazioni del ministro Sacconi che non sia proprio così - annota - certo non faccio io il difensore del governo o del ministro». Ma almeno una buona notizie in Veneto c'è: non si perdono più posti di lavoro. La buona novella giunge dall'assessore al Lavoro, Elena Donazzan. «Dal 2009 al 2011 abbiamo perso 70 mila posti di lavoro in Veneto, oggi constatiamo che si sono fermate le procedure di crisi , moltissime sono le aziende che prima chiedevano la cassa integrazione e oggi non la chiedono più perché ritengono di farcela con le loro forze». Anche la domanda e offerta di lavoro è in miglioramento. «Sono riprese in modo significativo le assunzioni - conclude Donazzan - e tra queste il mercato del lavoro sta difendendo i contratti a tempo indeterminato. Sono tutti buoni segnali - ha concluso - che servono per determinare le scelte della politica regionale».