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sabato 23 giugno 2012

Bastoni e Lepore e una bandiera del tibet in Consiglio Comunale a Milano

Milano protesta, la città protesta... Il sindaco dice no alla cittadinanza onoraria al Dalai Lama ma lo riceverà a Palazzo Marino nel corso del Consiglio comunale di martedì mattina.
Ormai però la frittata in campo internazionale è fatta, nonostante gli sforzi di mettere le pezze da parte della Giunta milanese. Ricevere la massima carica buddhista e premio nobel e non conferire l'onorificenza, fa del Sindaco Pisapia un uomo che si piega allo strapotere economico cinese, allora si al dilagare di negozi mandarini a Milano ma no all'onorare sua santità.
La Lega Nord non ci sta, e ieri con il consigliere Luca Lepore come relatore ha chiesto di "riaprire il caso" presentando una mozione, il consigliere è stato supportato dal collega Massimiliano Bastoni che ha esposto la bandiera del Tibel in Aula. Un gesto simbolico per far sapere al Sindaco che i diritti civili han più importanza di quelli economici.

giovedì 5 gennaio 2012

Monti non paga l’Ici di uno stabile della Bocconi dal 2005

di Riccardo Ghezzi


Chi l’avrebbe detto. Mario Monti, colui che ha definito l’abolizione dell’Ici “Un’anomalia tutta italiana” e ha provveduto subito a reintrodurla estendendo anche alla prima casa la nuova imposta unica sugli immobili (Imu) anticipata di due anni, sarebbe un evasore eccellente dell’Ici.
Evidentemente non doveva essere così “anomala” l’abolizione, se egli stesso da presidente della Bocconi ha provveduto ad auto-esentarsi dal pagamento.
L’oggetto del contendere tra Mario Monti ed il Comune di Milano è uno stabile per studenti fuori sede situato in via Spadolini 12/A. Un palazzo che ospita la bellezza di 333 camere, per il quale la Bocconi non ha pagato l’Ici dal 2005, esattamente 7 anni.
Il contenzioso è stato riaperto in questi giorni, perché il neo-sindaco Giuliano Pisapia proprio non ci sta e vuole a tutti i costi che l’Ateneo privato paghi quanto dovuto a Palazzo Marino.
Già nel 2008 il Comune aveva presentato un primo “avviso di accertamento” con la richiesta di una somma non irrisoria: 104.000 euro. L’inizio di una lunga serie di cartelle esattoriali che si sono protratte fino ai nostri giorni, con l’attuale richiesta di ben 600.000 euro da parte della nuova amministrazione in carica targata Giuliano Pisapia.
Il motivo per cui il neo-premier Mario Monti, fustigatore degli italiani ed amante delle tasse, proprio non vuole corrispondere questa cifra è presto detto: secondo il primo ministro e presidente della Bocconi l’edificio farebbe parte degli immobili adibiti a sede “con finalità istituzionali, assistenziali, previdenziali, sanitarie, didattiche, ricettive, culturali, ricreative e sportive”. Come i sindacati, insomma, o le Onlus. Anche Mario Monti spera nel comma 1 dell’articolo 7 della legge 504 del 1999, lo stesso che grazia la Cgil con le sue tremila sedi sparse per l’Italia.
Pisapia però sembrerebbe intenzionato a dare battaglia, come del resto la precedente amministrazione targata Moratti, ritenendo l’affitto di tali camere, il cui costo va ad aggiungersi alle già salatissime rette universitarie che  talvolta sfiorano la non banale cifra di 10.000 euro all’anno, un’attività a scopo di lucro. Proprio per questo lo scorso 22 dicembre ha firmato l’incarico all’avvocatura comunale finalizzato ad andare fino in fondo ed ottenere l’intero importo: 600.000 euro, di questi tempi, alle casse comunali male non fanno.
Non c’è da biasimare il primo cittadino di Milano, anche perché gli studenti della Bocconi che non possono permettersi i costi di un così prestigioso pensionato affittano camere presso privati che invece con ogni probabilità pagano regolarmente l’Ici.
A sostegno delle speranze di Monti c’è il fatto che la sede storica della Bocconi in via Sarfatti è stata esentata dal pagamento dell’imposta in virtù di una deroga regionale, ma secondo i legali di Pisapia concedere tale esenzione anche al pensionato sarebbe una forzatura della legge.
Ce la farà Monti a non pagare la tanto amata (da lui) Ici?

martedì 13 settembre 2011

Pisapia regolarizzerà il Leoncavallo Salvini: "Aiuto folle e vergognoso"


Palazzo Marino avvia un tavolo con le associazioni che animano lo spazio occupato e la proprietà dell’immobile per raggiungere una soluzione. Pisapia vuole trovare un accordo entro Natale. Festeggiano i centri sociali. La Russa: "No a corsi preferenziali per chi è fuori dalla legalità"

 

Milano - "Un aiuto folle e vergognoso". Il leghista Matteo Salvini non usa mezzi termini per condannare l'amministrazione giudata dal sindaco Giuliano Pisapia che si è proposta di regolarizzare entro fine anno il Leoncavallo, lo storico centro sociale di Milano. Pisapia ha, infatti, deciso di avviare un tavolo con le associazioni che animano lo spazio occupato e la proprietà dell’immobile per raggiungere una soluzione. "I giovani milanesi hanno ben altri bisogni", tuonano i lumbard accusando il neosindaco di legittimare chi vive nell'illegalità.
Il portavoce del Leoncavallo, nonchè coordinatore cittadino di Sel, Daniele Farina esulta. E' una vittoria per il Leoncavallo. Dopo aver rassicurato la comunità musulmana garantendo la costruzione delle moschee di quartiere, adesso Pisapia paga il dazio anche ai no global dei centri sociali. Il primo appuntamento è in programma per la metà della settimana prossima e si dovrebbe svolgere in uno degli assessorati interessati alla partita. Il ruolo di Palazzo Marino sarà quello di "facilitatore affinché le parti trovino l’accordo", ha spiegato Farina che ha sottolineato come il Leoncavallo "non chieda soldi al Comune ma di operare su un piano amministrativo per facilitare il raggiungimento del risultato". Dopodomani perciò potrebbe essere l’ultima mattinata passata dai militanti del centro sociale ad attendere l’ufficiale giudiziario per lo sfratto. "I tempi sono maturi, si poteva fare anche in passato ma si sono persi molti anni", ha proseguito il portavoce dello spazio occupato che si è augurato che l’opposizione di centrodestra "non alzi barricate ideologiche". La regolarizzazione potrebbe passare per "diverse strade", vista "la buona volontà delle parti".
Ed è subito polemica.
Il centrodestra attacca duramente la decisione di Palazzo Marino di fiancheggiare l'illegalità. "La messa a norma del Leoncavallo e, a breve, di altre realtà simili, non solo non mi convince mami preoccupa, al pari della stragrande maggioranza dei cittadini milanesi - tuona l'assessore regionale alla Sicurezza, Romano La Russa - al di là degli aspetti pseudo culturali con cui si sono sempre trincerati i frequentatori dei centri in questi luoghi di pseudo aggregazione, è noto atutti che l’illegalità e il non rispetto delle regole ha, spesso, caratterizzato l’attività di queste realtà". Una serie di provvedimenti di facciata non faranno certo cambiare la testa e la mentalità di chi, negli anni, ha coltivato non solo una cultura della protesta ma anche dell’odio e dello scontro fisico e verbale. "Tutti sanno che il Leoncavallo - conclude l'esponente del Pdl - è ormai diventato un’impresa commerciale a tutti gli effetti, forte di ungiro di affari stimato in vari milioni di euro. Ma se è così, non dovrebbe competere ad armi pari con le altre aziende e realtà imprenditoriali cittadine?". In primis, pagando le tasse e i contributi come tutti. Quindi, assumendo i dipendenti, emettendo regolari scontrini fiscali e rispettando. Solo in questo caso il centrodestra sarebbe disposto ad aprire il dialogo con il Leoncavallo.
Nessun sindaco e nessun assessore delle precedenti giunte si è mai seduto ad un tavolo con i rappresentanti del Leoncavallo. Per la prima volta Palazzo Marino decide di trattare con un centro sociale. "Senza ricordare i suoi nefasti precedenti degli ultimi trent’anni fatti di violenze fisiche nei confronti di chi si opponeva alla loro logica di violenza e soppraffazione - tuona l'ex vicesindaco Riccardo De Corato - il Loncavallo ha visto una serie incredibile di violazioni di leggi e normative che sono sotto gli occhi di tutte le istituzioni e che Pisapia e la sua giunta conoscono benissimo". Che una trattativa del genere fosse nell'aria lo si poteva intuire, visto che Pisapia deve pagare il prezzo della sua elezione ai centri sociali. Il Pdl assicura tuttavia battaglia. "Contrasteremo in città e nelle aule di Palazzo Marino con ogni mezzo lecito - conclude De Corato - quella che aprirebbe una strada pericolosa visto che bisognerà dimostrare l’interesse pubblico intorno a una vicenda urbanistica di questa portata, e sopratutto visto chi sarebbero gli interlocutori del Comune".


sabato 10 settembre 2011

Campi, ville con piscina e incendi I nomadi padroni nel Parco sud


I campi nomadi sono una scena di ordinario degrado urbano a Milano. Ma qui gli insediamenti, per estensione, superano ormai la superficie del centro abitato. Siamo nel Parco Sud, a Muggiano, piccolo borgo nel verde fra Settimo, Cusago, Trezzano sul Naviglio, Corsico. Qui Milano cede il passo al verde e alla campagna. «Tutti questi campi - spiega Francesco De Carli, ambientalista storico, che oggi anima un piccolo comitato per la salvaguardia del territorio e dei fontanili di Muggiano - sono nati su aree agricole lottizzate, nate per realizzare orti, anche per gli anziani. Una volta parcellizzate, è stato sufficiente che due o tre di questi appezzamenti siano stati acquistati da nomadi per far in modo che gli altri, quelli che c’erano prima, andassero via».

Il salto di qualità è recente. Da qualche tempo si registrano strani incendi. «Danno fuoco così, per divertirsi» racconta Franco, che possiede un’azienda agricola. É suo il campo appena colpito da uno di questi roghi. Era stato seminato a erba medica. Altri che vivono qui spiegano questa inquietante novità con l’intenzione di marchiare il territorio, e creare soggezione negli altri proprietari. «Probabilmente ci sono alcuni agricoltori che vengono intimoriti in questo modo» ammette De Carli.
I rom si sono insediati in questa zona da 30 anni. Le cronache di questi anni sono piene di vicende legate ai campi di quest’area. Il più recente, il più grave, lo scorso 9 giugno: a Quarto Oggiaro c’erano due nomadi del campo di Muggiano, reduci da un furto in un bar tabaccheria, sulla vettura che ha travolto e ucciso il povero Pietro Mazzara, 27 anni. 
Ancora oggi qui c’è un campo regolare, in via Martirano. È stato realizzato dal Comune negli anni Ottanta. Oggi, fra una demolizione e l’altra, vengono tirati su manufatti in muratura. E questo campo non è in discussione. Anzi, è uno dei pochissimi destinati a restare anche secondo i piani condivisi da ministero dell’Interno e Comune. Ma gli altri otto sono abusivi. Come abusive - secondo i residenti - sono alcune attività pseudo industriali insediate in zona, sotto la tangenziale che, lasciata alle spalle Bisceglie, viaggia verso il Lorenteggio. Non si vedono i legnami trasportati e tagliati. E non si vedono le case costruite dai rom. Villette a tutti gli effetti dalle parti di Muggiano. Ville con cancelli automatici e piscine al confine con Cusago, dove i proprietari si fanno aggressivi, non lontano da quelle piazzole usate come area di sosta da carovane di camper e roulotte. Qui gli sgomberi sono ormai arrivati a un numero da record, che supera abbondantemente i 50. Loro, i rom, sostengono che le costruzioni in legno non sono abusive, mentre altre sono state condonate.
A Muggiano resiste un piccolo nucleo di abitanti storici. Gente che è nata in queste cascine, e che qui ha sempre vissuto. Ma anche il piccolo cimitero alle spalle del campo di via Martirano è stato saccheggiato: ne ricavano rame e altri metalli da vendere. «Bruciano, bruciano roba per tutto il giorno - racconta una coppia che vive qui vicino alla Cascina Guascona - bruciano per estrarre il rame dai cavi, facendo fondere la gomma. Noi però ci svegliamo con la gola secca. Questa è diossina», dice la moglie. «Chiamiamo vigili del fuoco e polizia municipale. Arrivano, spengono e vanno via». Queste stradine di campagna, un tempo un’oasi di pace a due passi di Milano, sono diventate pericolose. Scorrazzano avanti e indietro con le loro auto: «C’è da aver paura». Il marito è più rassegnato: «Se costruisce qualcuno di noi lo fermano. Loro fanno quello che vogliono. Io non ho niente contro di loro, ma devono esserci delle regole». «Peccato, perché questo era proprio un paradiso».

http://www.ilgiornale.it/milano/campi_ville_piscina_e_incendi_i_nomadi_padroni_parco_sud/10-09-2011/articolo-id=544941-page=0-comments=1

giovedì 8 settembre 2011

Pisapia, 100 giorni da record zero promesse mantenute


Pisapia, 100 giorni da record Zero le promesse mantenute
Libero-news.it
I
ntroduzione dell’addizionale Irpef, aumenti per i biglietti Atm, stretta su Ecopass (pagano tutti indistintamente), ganasce al Pgt... L’elenco delle sorprese che Pisapia ha presentato ai milanesi neanche il tempo di cambiare la tappezzeria dell’ufficio da primo cittadino è lungo e articolato. Soprattutto noto a chi sa che entro fine anno si troverà con parecchi euro in meno, e zero servizi in più. Ma per fare così tante cose in appena tre mesi, il sindaco ha ovviamente dovuto accantonare altri interventi. Guarda caso, proprio quelli che - Pisapia dixit nel profluvio di interviste e interventi in campagna elettorale per il ballottaggio - avrebbero dovuto sostanziare i suoi primi cento giorni alla guida della città.

WI-FI PER TUTTI
L’obiettivo era stabilito chiaro e tondo: «Collegamento gratis per tutti con 500 Access Point per coprire l’intera città». Scuole, biblioteche, bar, uffici pubblici e le pensiline Atm sarebbero stati i nodi della rete. L’idea era quella di dare sostanza alla vagheggiata “città digitale” che piace molto ai giovani e in campagna elettorale fa sempre la sua figura. Fino a ora, neanche un’antennina è pervenuta.

SOS PERIFERIE

«I primi cento giorni da sindaco? Sarò dove sono stato nei mesi scorsi: nei quartieri, a rimettere a posto tutto quello che negli ultimi cinque anni è stato lasciato andare». Nero su bianco in un’intervista fiume a Repubblica. Le periferie sono lì che aspettano ancora che un assessore si faccia vivo, figuriamoci il sindaco. Troppo preso a star dietro alla foga tassatrice dell’assessore Tabacci, Giuliano ha fatto in tempo a passare un paio di settimane al mare, salvo tornare ed essere sommerso dalla marea Penati-Maran. Di tempo per farsi vedere a Baggio e Quarto in effetti ne rimane ben poco (anche se un giro per le feste democratiche d’Italia non se l’è negato). Stessa sorte per le mitologiche “Case dei diritti” che sarebbero dovute nascere, «una per ogni zona». Ma forse, in tempi di tagli di bilancio, non è stato un male.

BICI MON AMOUR
La partita investe in primis l’assessore Pier Maran, patito delle due ruote e strenuo difensore dei ciclisti - tanto da voler bastonare tutti gli automobilisti con la famigerata congestion charge. Pisapia disse: «Occorre collegare in tempi strettissimi le periferie al centro con le ciclabili». Fino a oggi, a parte la conclusione delle ciclabili targate Croci, l’intervento più eclatante è stato installare i dissuasori di plastica in via Vittor Pisani. Regolarmente divelti da oscurantisti possessori di Suv.

LOTTA ALLA MAFIA

Anche in questo caso le parole di Giuliano da candidato con il vento in poppa si sono perse nell’aere: «Una delle prime cose sarà l’istituzione di un organismo antimafia che sorvegli appalti e subappalti legati a Expo 2015». Detto, ma non ancora fatto. Di certo è che Giuliano ha firmato l’accordo di programma sottoscritto da Formigoni e Moratti, e che si è fatto prestare i soldi dalla Regione per onorare l’impegno in Arexpo.

MEZZI GRATIS AI NONNI
Vero cavallo di battaglia elettorale, si è scontrato con le difficoltà della copertura economica nonostante gli aumenti dei biglietti di mezzo euro. La giunta ha dato l’ok, anche se avranno l’agevolazione solo i nonni con un reddito Isee inferiore a 16mila euro, ma prima dell’anno prossimo non se ne farà niente. Occorre il placet del Consiglio comunale, e la battaglia si annuncia ostica. E di chicche disseminate in campagna elettorale ce ne sarebbero altre, come il discorso sul risparmio nelle consulenze. Per la cronaca, con il neo assunto Giovanni Nani a capo ufficio stampa si è sfondato il muro del milione e mezzo.


di Edoardo Cavadini


Il Commissario UE: "Sono scioccato dai manifesti su zingaropoli" Ma è la verità: venga pure a Milano a verificare


In campagna elettorale il commissario Ue dei Diritti umani, Thomas Hammerberg, era stato accompagnato da Pisapia in un tour in città. Aveva detto: "Sono rimsto scioccato da certi manifesti...". Le cose, purtroppo, a Mila­no stanno sostanzialmente come quei manifestasti volevano far temere


Bisogna capirlo, il signor Thomas Hammerberg, quando si dice «scioccato dai manifesti che ho visto a Milano durante la mia visita in piena campagna elettorale: mettevano in guardia dal rischio che la città si trasformasse in una zingaropoli». E poi: «L'uso di discorsi xenofobi e razzisti contro i rom non si limita solo agli slogan elettorali. Sfortunatamente i politici vi ricorrono in molte occasioni». E infine se la prende col modo in cui vengono condotti gli sgomberi dei campi «in particolare Milano». Sì, bisogna capirlo il povero Hammerberg, deve pur dare un senso alla sua fumosa carica di Commissario per i diritti umani del Consiglio d'Europa. E già s'impone una prima precisazione: il Consiglio d'Europa non ha niente a che vedere con l'Unione Europea, è tutt'altra cosa, è un'organizzazione internazionale nata molto prima, nel 1949, «il cui scopo è promuovere la democrazia, i diritti dell'uomo l'identità culturale europea e la ricerca di soluzioni ai problemi sociali in Europa».
Aria fritta, verrebbe da dire. Ma non lo diciamo perché i diritti umani sono una cosa molto seria e van­no trattati con serietà. E venire a fare una specie d'ispezione a tempo in campagna elettorale, finendo oggettivamente per dar sostegno a uno dei candida­ti, molto serio non è.
D'altra parte il signor Hammerberg deve anche convenire sul fatto che se si misura l'attenzione di un paese ai suddetti diritti umani da quello che si legge sui manifesti in campagna elettorale, si dà l'impres­sione di una sbalorditiva superficialità: è così che si vigila sul rispetto della Convenzione di Strasburgo, con un giretto in città accompagnato da Pisapia? Ma il guaio, caro il mio commissario, è che a parte il lin­guaggio provocatoriamente greve della Lega ( «zinga­ropoli » è copyright Bossi) le cose, purtroppo, a Mila­no stanno sostanzialmente come quei manifestasti «xenofobi e razzisti» volevano far temere: stop agli sgomberi anche dei campi abusivi, ricomparsa di pic­coli e meno piccoli parcheggi di camper e roulotte qua e là, dormitori con annesso servizio di cucina sui marciapiedi del nuovo tunnel di Porta Nuova, ritor­no dei pulitori di parabrezza ai semafori. E a proposi­to di linguaggio, spero che il signor Hammerbeg non arriverà a chiedere la censura in campagna elettora­le dei manifesti politici, perché allora sui diritti uma­ni avremmo qualcosa da dire anche noi. Pittosto, non ho avuto modo di sentire il parere del signor com­missario quando, ad esempio, la polizia francese bloccava a Ventimiglia i profughi magrebini che, sbarcati a Lampedusa, volevano ricongiungersi con loro parenti in Francia; o quando si seppe, per ammis­sione delle stesse autorità di Bucarest, che la Roma­nia espelleva i Rom anche di nazionalità rumena; o sulla voce che l'esercito spagnolo abbia aperto il fuo­co contro i marocchini che cercavano raggiungere Ceuta e Melilla.
Insomma, capiamo i suoi problemi, signor Ham­merberg, ma sia più serio. Nell'interesse del Consi­glio d'Europa.