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giovedì 5 gennaio 2012

Monti non paga l’Ici di uno stabile della Bocconi dal 2005

di Riccardo Ghezzi


Chi l’avrebbe detto. Mario Monti, colui che ha definito l’abolizione dell’Ici “Un’anomalia tutta italiana” e ha provveduto subito a reintrodurla estendendo anche alla prima casa la nuova imposta unica sugli immobili (Imu) anticipata di due anni, sarebbe un evasore eccellente dell’Ici.
Evidentemente non doveva essere così “anomala” l’abolizione, se egli stesso da presidente della Bocconi ha provveduto ad auto-esentarsi dal pagamento.
L’oggetto del contendere tra Mario Monti ed il Comune di Milano è uno stabile per studenti fuori sede situato in via Spadolini 12/A. Un palazzo che ospita la bellezza di 333 camere, per il quale la Bocconi non ha pagato l’Ici dal 2005, esattamente 7 anni.
Il contenzioso è stato riaperto in questi giorni, perché il neo-sindaco Giuliano Pisapia proprio non ci sta e vuole a tutti i costi che l’Ateneo privato paghi quanto dovuto a Palazzo Marino.
Già nel 2008 il Comune aveva presentato un primo “avviso di accertamento” con la richiesta di una somma non irrisoria: 104.000 euro. L’inizio di una lunga serie di cartelle esattoriali che si sono protratte fino ai nostri giorni, con l’attuale richiesta di ben 600.000 euro da parte della nuova amministrazione in carica targata Giuliano Pisapia.
Il motivo per cui il neo-premier Mario Monti, fustigatore degli italiani ed amante delle tasse, proprio non vuole corrispondere questa cifra è presto detto: secondo il primo ministro e presidente della Bocconi l’edificio farebbe parte degli immobili adibiti a sede “con finalità istituzionali, assistenziali, previdenziali, sanitarie, didattiche, ricettive, culturali, ricreative e sportive”. Come i sindacati, insomma, o le Onlus. Anche Mario Monti spera nel comma 1 dell’articolo 7 della legge 504 del 1999, lo stesso che grazia la Cgil con le sue tremila sedi sparse per l’Italia.
Pisapia però sembrerebbe intenzionato a dare battaglia, come del resto la precedente amministrazione targata Moratti, ritenendo l’affitto di tali camere, il cui costo va ad aggiungersi alle già salatissime rette universitarie che  talvolta sfiorano la non banale cifra di 10.000 euro all’anno, un’attività a scopo di lucro. Proprio per questo lo scorso 22 dicembre ha firmato l’incarico all’avvocatura comunale finalizzato ad andare fino in fondo ed ottenere l’intero importo: 600.000 euro, di questi tempi, alle casse comunali male non fanno.
Non c’è da biasimare il primo cittadino di Milano, anche perché gli studenti della Bocconi che non possono permettersi i costi di un così prestigioso pensionato affittano camere presso privati che invece con ogni probabilità pagano regolarmente l’Ici.
A sostegno delle speranze di Monti c’è il fatto che la sede storica della Bocconi in via Sarfatti è stata esentata dal pagamento dell’imposta in virtù di una deroga regionale, ma secondo i legali di Pisapia concedere tale esenzione anche al pensionato sarebbe una forzatura della legge.
Ce la farà Monti a non pagare la tanto amata (da lui) Ici?

giovedì 15 dicembre 2011

L’Imu di Monti non è la semplice anticipazione dell’Imu di Calderoli, è proprio il ritorno dell’Ici

di Riccardo Ghezzi



Ovviamente su internet la disinformazione dilaga. Non sapendo come difendere la reintroduzione dell’Ici, che si chiamerà Imu, si inventano teorie strampalate per dare la colpa al precedente governo.
L’Ici, ossia l’imposta comunale sugli immobili, era stata introdotta dal governo Amato nel 1992 all’interno della medesima famigerata manovra che prevedeva il prelievo forzoso del 6 per mille su tutti i conti correnti bancari. Avrebbe dovuto essere una tassa temporanea e straordinaria, invece non è mai stata abolita: un po’ come le accise sulla benzina per le guerre in Abissinia e terremoti vari. Ci ha pensato il governo Berlusconi nel 2008, ma l’eliminazione dell’Ici è stata giudicata “un’anomalia tutta italiana” dal nuovo premier Mario Monti. Come possa essere anomala l’abolizione di una tassa straordinaria e temporanea non è dato saperlo, fatto sta che il buon Monti per reintrodurla aveva a disposizione due possibilità: anticipare la nuova imposta municipale (Imu) dal 2014 al 2012 estendendola all’abitazione principale oppure puntare su una “service tax” aggiuntiva. Ha scelto la prima opzione. Ha anticipato l’Imu, tassa inventata dal precedente ministro della semplificazione normativa Roberto Calderoli che sarebbe dovuta entrare in vigore nel 2014, e l’ha estesa alla prima casa. Già, l’ha estesa, perché l’Imu di Calderoli altro non era che una tassa che in un solo adempimento fiscale avrebbe accorpato le varie forme di tassazione che gravano sugli immobili: tariffa rifiuti, Irpef, Iva, imposte di registro, imposte catastali e imposte sui mutui. Un’imposta unica, come suggerisce il nome stesso, su base territoriale e riscossa dai Comuni. La prima casa non sarebbe stata soggetta ad imposizioni. Men che meno era prevista o già entrata in vigore alcuna rivalutazione catastale, specialmente del 60%.
Ecco perché è inutile sostenere che coloro che oggi protestano contro l’Imu di Monti, Lega in primis, siano gli stessi che hanno inventato la medesima tassa. Semplicemente, tanto per cambiare, è una falsità.
Se proprio vogliamo parlare di incoerenza, sarebbe opportuno chiedersi per quale motivo Pd e Terzo Polo fossero contrari all’Imu che avrebbe voluto introdurre il precedente governo, mentre nulla hanno da eccepire in quanto alla super-Imu di Mario Monti.
Tanto più che, a differenza dell’Imu “inventata da Calderoli”, questa nuova Ici non porterà alcun beneficio ai comuni.
L’Imu, la nuova Ici, non porterà più soldi ai Comuni ma allo Stato, questa è la fregatura. Bisognerebbe chiamarla imposta statale sugli immobili. Anzi ai Comuni viene chiesto un ulteriore contributo di 1,4 miliardi
Chi l’ha detto? Il sindaco di Firenze Matteo Renzi, del Pd. Partito che non sta all’opposizione del governo Monti.