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martedì 13 settembre 2011

Pisapia regolarizzerà il Leoncavallo Salvini: "Aiuto folle e vergognoso"


Palazzo Marino avvia un tavolo con le associazioni che animano lo spazio occupato e la proprietà dell’immobile per raggiungere una soluzione. Pisapia vuole trovare un accordo entro Natale. Festeggiano i centri sociali. La Russa: "No a corsi preferenziali per chi è fuori dalla legalità"

 

Milano - "Un aiuto folle e vergognoso". Il leghista Matteo Salvini non usa mezzi termini per condannare l'amministrazione giudata dal sindaco Giuliano Pisapia che si è proposta di regolarizzare entro fine anno il Leoncavallo, lo storico centro sociale di Milano. Pisapia ha, infatti, deciso di avviare un tavolo con le associazioni che animano lo spazio occupato e la proprietà dell’immobile per raggiungere una soluzione. "I giovani milanesi hanno ben altri bisogni", tuonano i lumbard accusando il neosindaco di legittimare chi vive nell'illegalità.
Il portavoce del Leoncavallo, nonchè coordinatore cittadino di Sel, Daniele Farina esulta. E' una vittoria per il Leoncavallo. Dopo aver rassicurato la comunità musulmana garantendo la costruzione delle moschee di quartiere, adesso Pisapia paga il dazio anche ai no global dei centri sociali. Il primo appuntamento è in programma per la metà della settimana prossima e si dovrebbe svolgere in uno degli assessorati interessati alla partita. Il ruolo di Palazzo Marino sarà quello di "facilitatore affinché le parti trovino l’accordo", ha spiegato Farina che ha sottolineato come il Leoncavallo "non chieda soldi al Comune ma di operare su un piano amministrativo per facilitare il raggiungimento del risultato". Dopodomani perciò potrebbe essere l’ultima mattinata passata dai militanti del centro sociale ad attendere l’ufficiale giudiziario per lo sfratto. "I tempi sono maturi, si poteva fare anche in passato ma si sono persi molti anni", ha proseguito il portavoce dello spazio occupato che si è augurato che l’opposizione di centrodestra "non alzi barricate ideologiche". La regolarizzazione potrebbe passare per "diverse strade", vista "la buona volontà delle parti".
Ed è subito polemica.
Il centrodestra attacca duramente la decisione di Palazzo Marino di fiancheggiare l'illegalità. "La messa a norma del Leoncavallo e, a breve, di altre realtà simili, non solo non mi convince mami preoccupa, al pari della stragrande maggioranza dei cittadini milanesi - tuona l'assessore regionale alla Sicurezza, Romano La Russa - al di là degli aspetti pseudo culturali con cui si sono sempre trincerati i frequentatori dei centri in questi luoghi di pseudo aggregazione, è noto atutti che l’illegalità e il non rispetto delle regole ha, spesso, caratterizzato l’attività di queste realtà". Una serie di provvedimenti di facciata non faranno certo cambiare la testa e la mentalità di chi, negli anni, ha coltivato non solo una cultura della protesta ma anche dell’odio e dello scontro fisico e verbale. "Tutti sanno che il Leoncavallo - conclude l'esponente del Pdl - è ormai diventato un’impresa commerciale a tutti gli effetti, forte di ungiro di affari stimato in vari milioni di euro. Ma se è così, non dovrebbe competere ad armi pari con le altre aziende e realtà imprenditoriali cittadine?". In primis, pagando le tasse e i contributi come tutti. Quindi, assumendo i dipendenti, emettendo regolari scontrini fiscali e rispettando. Solo in questo caso il centrodestra sarebbe disposto ad aprire il dialogo con il Leoncavallo.
Nessun sindaco e nessun assessore delle precedenti giunte si è mai seduto ad un tavolo con i rappresentanti del Leoncavallo. Per la prima volta Palazzo Marino decide di trattare con un centro sociale. "Senza ricordare i suoi nefasti precedenti degli ultimi trent’anni fatti di violenze fisiche nei confronti di chi si opponeva alla loro logica di violenza e soppraffazione - tuona l'ex vicesindaco Riccardo De Corato - il Loncavallo ha visto una serie incredibile di violazioni di leggi e normative che sono sotto gli occhi di tutte le istituzioni e che Pisapia e la sua giunta conoscono benissimo". Che una trattativa del genere fosse nell'aria lo si poteva intuire, visto che Pisapia deve pagare il prezzo della sua elezione ai centri sociali. Il Pdl assicura tuttavia battaglia. "Contrasteremo in città e nelle aule di Palazzo Marino con ogni mezzo lecito - conclude De Corato - quella che aprirebbe una strada pericolosa visto che bisognerà dimostrare l’interesse pubblico intorno a una vicenda urbanistica di questa portata, e sopratutto visto chi sarebbero gli interlocutori del Comune".


sabato 10 settembre 2011

Campi, ville con piscina e incendi I nomadi padroni nel Parco sud


I campi nomadi sono una scena di ordinario degrado urbano a Milano. Ma qui gli insediamenti, per estensione, superano ormai la superficie del centro abitato. Siamo nel Parco Sud, a Muggiano, piccolo borgo nel verde fra Settimo, Cusago, Trezzano sul Naviglio, Corsico. Qui Milano cede il passo al verde e alla campagna. «Tutti questi campi - spiega Francesco De Carli, ambientalista storico, che oggi anima un piccolo comitato per la salvaguardia del territorio e dei fontanili di Muggiano - sono nati su aree agricole lottizzate, nate per realizzare orti, anche per gli anziani. Una volta parcellizzate, è stato sufficiente che due o tre di questi appezzamenti siano stati acquistati da nomadi per far in modo che gli altri, quelli che c’erano prima, andassero via».

Il salto di qualità è recente. Da qualche tempo si registrano strani incendi. «Danno fuoco così, per divertirsi» racconta Franco, che possiede un’azienda agricola. É suo il campo appena colpito da uno di questi roghi. Era stato seminato a erba medica. Altri che vivono qui spiegano questa inquietante novità con l’intenzione di marchiare il territorio, e creare soggezione negli altri proprietari. «Probabilmente ci sono alcuni agricoltori che vengono intimoriti in questo modo» ammette De Carli.
I rom si sono insediati in questa zona da 30 anni. Le cronache di questi anni sono piene di vicende legate ai campi di quest’area. Il più recente, il più grave, lo scorso 9 giugno: a Quarto Oggiaro c’erano due nomadi del campo di Muggiano, reduci da un furto in un bar tabaccheria, sulla vettura che ha travolto e ucciso il povero Pietro Mazzara, 27 anni. 
Ancora oggi qui c’è un campo regolare, in via Martirano. È stato realizzato dal Comune negli anni Ottanta. Oggi, fra una demolizione e l’altra, vengono tirati su manufatti in muratura. E questo campo non è in discussione. Anzi, è uno dei pochissimi destinati a restare anche secondo i piani condivisi da ministero dell’Interno e Comune. Ma gli altri otto sono abusivi. Come abusive - secondo i residenti - sono alcune attività pseudo industriali insediate in zona, sotto la tangenziale che, lasciata alle spalle Bisceglie, viaggia verso il Lorenteggio. Non si vedono i legnami trasportati e tagliati. E non si vedono le case costruite dai rom. Villette a tutti gli effetti dalle parti di Muggiano. Ville con cancelli automatici e piscine al confine con Cusago, dove i proprietari si fanno aggressivi, non lontano da quelle piazzole usate come area di sosta da carovane di camper e roulotte. Qui gli sgomberi sono ormai arrivati a un numero da record, che supera abbondantemente i 50. Loro, i rom, sostengono che le costruzioni in legno non sono abusive, mentre altre sono state condonate.
A Muggiano resiste un piccolo nucleo di abitanti storici. Gente che è nata in queste cascine, e che qui ha sempre vissuto. Ma anche il piccolo cimitero alle spalle del campo di via Martirano è stato saccheggiato: ne ricavano rame e altri metalli da vendere. «Bruciano, bruciano roba per tutto il giorno - racconta una coppia che vive qui vicino alla Cascina Guascona - bruciano per estrarre il rame dai cavi, facendo fondere la gomma. Noi però ci svegliamo con la gola secca. Questa è diossina», dice la moglie. «Chiamiamo vigili del fuoco e polizia municipale. Arrivano, spengono e vanno via». Queste stradine di campagna, un tempo un’oasi di pace a due passi di Milano, sono diventate pericolose. Scorrazzano avanti e indietro con le loro auto: «C’è da aver paura». Il marito è più rassegnato: «Se costruisce qualcuno di noi lo fermano. Loro fanno quello che vogliono. Io non ho niente contro di loro, ma devono esserci delle regole». «Peccato, perché questo era proprio un paradiso».

http://www.ilgiornale.it/milano/campi_ville_piscina_e_incendi_i_nomadi_padroni_parco_sud/10-09-2011/articolo-id=544941-page=0-comments=1