Ed è partito dunque da Somma Lombardo («città del mio primo comizio pubblico nel 1990») davanti al sindaco Guido Colombo, al segretario di sezione Bruno Specchiarelli e di circoscrizione Andrea Cassani e tutti i militanti di stretta osservanza maroniana, dopo la vittoria intascata al consiglio federale di domenica in via Bellerio che ha dato il via libera alla nuova fase congressuale del partito.
Dalla serata esce chiara la volontà di Maroni di spingere per una nuova corsa in solitaria del partito, e lo dice citando Tradate e Cassano Magnago, i due comuni in provincia che andranno presto al voto, ma soprattutto guardando a Verona e a Flavio Tosi, «un leghista che è rimasto sempre con il suo popolo e non si è mai montato la testa».
La strategia da seguire, l’ex ministro, la motiva con un riferimento alla situazione politica nazionale ma anche con un curioso escursus sul significato dello slogan “barbari sognatori” sventolato da Matteo Salvini sul palco del Duomo e scritto sulle sciarpe al collo di tanti militanti.
Lo sguardo al nazionale è rivolto al Governo Monti, che Maroni definisce «il governo delle banche che ha cacciato Berlusconi per spezzare l’asse del nord e fare fuori la Lega che stava mettendo in pericolo i poteri forti». Ma adesso che il Carroccio si trova
Perciò nessuno sconto sulle critiche alle liberalizzazioni («non è con i taxi e i notai che si risolvono i problemi») e a testa bassa «contro le tasse che colpiscono la Padania».
Nella testa dell’ex ministro, se la segreteria del partito deciderà di accettare, sarà ai congressi di giugno e alle prossime elezioni amministrative che «potrà partire la fase nuova della Lega Nord. Da sola, contro le banche e il sistema di potere che opprime il nord, per la Padania e un’europa dei popoli».
Qualche chiarimento l’ex ministro sembra però chiederlo ancora all’interno del partito. Lo fa tornando sugli investimenti delle risorse economiche e ancora una volta sui fondi in Tanzania sui quali si è aperta una polemica negli scorsi giorni. «Durante la manifestazione di domenica un giovane mi ha confidato che con rammarico si vedrà costretto a chiudere la sezione leghista del suo paese. E a me piange il cuore - ha spiegato Maroni - perché il partito le risorse le ha, ma devono essere usate per sostenere i militanti sul territorio e non in operazioni, sicuramente pulite, ma non in linea con l’etica della Lega».
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