Ecco allora che, dovendo passare un esame più esigente rispetto al passato, nel 2011 solo 66.000 persone sono state naturalizzate contro le 94.500 del 2010. Il numero di permessi di soggiorno attributi per la prima volta è stato di 182.595, meno 3,6% rispetto al 2010. In calo sia l’immigrazione detta «professionale», del -26% (da 12.400 persone nel 2010 a 9.100 nel 2011) sia quella detta «familiare», del meno 14% (da 14.600 a 12.600), che resta comunque la principale porta di ingresso in Francia. Ancora più emblematiche le statistiche sulle espulsioni. Il numero di espulsi non è mai stato così alto in Francia come nel 2011: 32.922 persone, tre volte tanto rispetto al 2002. Molto si deve allo smantellamento dei campi rom illegali, operazione che, la scorsa estate, ha gelato i rapporti tra Parigi e Bucarest e sollevato le critiche dell’Europa.
Il risultato è «superiore a quello di 28.000 fissato all’inizio, 5.000 persone in più. È il più elevato mai raggiunto prima», ha detto Gueant con orgoglio e ritenendo di poter fare anche meglio nel 2012. L’obiettivo per il nuovo anno è dunque fissato a 35.000 espulsioni. Ancora più rigorosi si annunciano per il futuro i controlli in materia di diritto di asilo, matrimoni bianchi e riunificazione delle famiglie. Nei prossimi giorni dovrà inoltre essere resa nota una circolare che regolamenta l’accesso alle università e al lavoro degli studenti stranieri. Annunciando misure più dure in questo senso, Gueant ha sollevato la mobilitazione di presidi e imprenditori. I dati di oggi sono comunque soltanto un anticipo, a pochi mesi dalle elezioni presidenziali, del rapporto annuo del Parlamento sulla politiche di migrazione, la «bibbia» dei dati ufficiali sull’immigrazione in Francia, per riprendere una formula del quotidiano Le Monde, la cui pubblicazione è slittata alla primavera. (ANSA).
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