Roma, 9 giu. (Adnkronos) - "Noi abbiamo sostenuto la missione ma dopo oltre 10 anni, con costi esorbitanti perche' si parla di 50 milioni al mese con la crisi che c'e', sarebbe utile ripensarci e lasciare questo teatro di guerra". Lo ha detto il segretario della Lega Roberto Maroni a 'L'intervista' su SkyTg24.
domenica 9 giugno 2013
IMMIGRAZIONE: MARONI, IUS SOLI COSA SENZA SENSO KYENGE SU QUESTO GENERA CONFLITTO
MILANO, 9 GIU - Dare la cittadinanza a chi e' nato in Italia e' una ipotesi a cui RobertoMaroni e' contrario. ''Io sono contrario - ha detto su Skytg24 - perche' l'Italia e' un Paese di confine. Significa favorire l'immigrazione clandestina. E' una cosa senza senso e solo ideologica''. Il ministro Cecile Kyenge ''quando parla di ius soli - ha aggiunto - si muove malissimo, perche' genera conflitto''.
Clandestinità è reato: lo dice anche la Cassazione
In una rara dimostrazione di sanità mentale, la Cassazione ha di fatto confermato che la clandestinità è reato. Non ostante gli schiamazzi di Boldrini e congolese.
I giudici della Corte infatti, con la sentenza n. 24877/13, hanno confermato la pronuncia di secondo grado che ha inflitto la pena pecuniaria di 5000,00 euro a un extracomunitario che, in violazione dell’art. 10bis del D.Lgs. n. 286/1998, dimorò in territorio italiano senza essere provvisto di permesso di soggiorno.
Contro la sentenza di condanna in appello, vi fu, incredibilmente, l’impugnazione del Procuratore Generale – ovvero chi dovrebbe rappresentare in un certo senso la pubblica accusa – il quale argomentò contro la sentenza d’appello, che, secondo lui, la norma contrastava con la nostra Costituzione e le norme europee. Con questa sentenza la Cassazione dà ragione alla Corte d’Appello e torto al Procuratore Generale, affermando una volta per tutte che il reato di ingresso e permanenza illegale sul territorio italiano è conforme alla nostra Costituzione (come affermato dalla stessa Corte Costituzionale con sent n. 250/10) e non contrasta nemmeno con la Direttiva UE 115/2008 (così come anche esplicitamente sancito dalla Corte di Giustizia Europea con la decisione del 6/12/12).
Secondo la Cassazione infatti, la norma che prevede il reato di immigrazione clandestina “non punisce una condizione ontologica” (la condizione di straniero), ma una precisa condotta penalmente rilevante: l’essere, lo straniero, penetrato nel territorio nazionale illegalmente, e cioè in violazione delle norme che regolano i flussi migratori, che lo Stato italiano è legittimato a controllare.
Insomma, le frontiere esistono, e lo Stato ha il diritto – e il dovere – di farle rispettare in nome della comunità dei cittadini italiani. Resistono, anche nella magistratura, sacche di buon senso.
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